Un po’ del festival Le Città Visibili a Nott’Arte 2016

Un po’ del festival Le Città Visibili a Nott’Arte 2016

  Articolo a cura di Enea Conti, le fotografie sono state realizzate da Fabio Gervasoni. La quarta edizione del festival Città Visibili si è chiusa Venerdì 5 Agosto al Teatro Degli Atti con lo spettacolo “Sull’Oceano” della compagna Mowan-teatro. Il Teatro Degli Atti di Via Cairoli 42 è la location che viste le condizioni meteo piuttosto incerte ha sostituito il giardino dell’Ex Palazzo Lettimi come scenografia alla serata conclusiva della nostra rassegna. Le porte di quel giardino, di cui nell’arco di poco più di un mese vi abbiamo raccontato la storia, si sono dunque richiuse e almeno per quanto riguarda il festival noi vi diamo appuntamento all’anno prossimo per la quinta edizione. La prima edizione del festival Città Visibili ha avuto luogo nel 2013, la speranza è quella di farlo crescere ancora e per riuscirci l’augurio è che non se ne parli solo durante i concerti e gli spettacoli, solo su questo blog o solo durante la stessa manifestazione.  Un buon punto di ripartenza lo abbiamo già vissuto e ve lo raccontiamo, seppure in breve. Dal 21 al 5 Agosto durante le serate della rassegna gli spettatori arrivati al giardino per assistere a concerti o spettacoli e anche i semplici visitatori di questo luogo straordinariamente aperto al pubblico per così poco tempo hanno potuto osservare le opere di Marianna Balducci raccolte nella mostra intitolata “Lettimi Illustrato” (clicca qui per leggere l’articolo dedicato): una serie di scatti fotografici “completati” con un intervento disegnato, nell’ottica di far rivivere angoli nascosti di un giardino segreto, un luogo spesso chiuso e inaccessibile. Per dirlo con le parole dell’autrice il percorso che ha portato...
L’associazione “Vite in transito” al festival Le Città Visibili di Rimini

L’associazione “Vite in transito” al festival Le Città Visibili di Rimini

L’associazione culturale Vite in Transito è una riminese attiva dal 2012.  Si occupa di donne migranti e promuove scambi culturali fra le diverse etnie. Sono stati nostri ospiti al festival proponendo gustosi aperitivi etnici accompagnati con le storie e racconti di migranti , letture autobiografiche, musiche e canti appartenenti a numerose tradizioni lontane. A proposito di Vite In Transito Andrea Pari ha realizzato un servizio e un’intervista che vi proponiamo...
Lettimi illustrato: istruzioni per aspiranti cacciatori di dettagli insignificanti.

Lettimi illustrato: istruzioni per aspiranti cacciatori di dettagli insignificanti.

Sono Marianna e sono una disegnatrice e adesso giochiamo. Regola n.1 Nessuno ha il diritto di dire cosa è più o meno insignificante. Più una cosa sembra così agli occhi di tutti, più gli aspiranti cacciatori sentono un formicolio alle mani, un’intermittenza agli occhi e un nobile istinto polemico pronto a dimostrare il contrario. Se sentite tutto questo, siete già cacciatori molto promettenti. In caso contrario, fate bene attenzione alla regola n.2. Regola n.2 Prendetevi del tempo. Lo so, sono una sfacciata a chiedervi questo, ma vi assicuro che un buon cacciatore non perde bensì investe il suo tempo: è già un primo segnale che lanciate alla popolazione dei dettagli insignificanti che inizieranno a sentirsi meno insignificanti e saranno più generosi nel mostrarsi a voi durante l’esplorazione. Regola n.3 Entrare nel mondo da un finestrino anziché dalla porta principale (parafrasando Gianni Rodari nella sua ‘Grammatica della fantasia’). Che si tratti di mondo o porzioncine di mondo, innanzitutto bisogna che ci entriate. Fidatevi, entrare e farsi attraversare dal mondo non è così male. Certo, qualcosa resta fuori e qualche segno rimane addosso, ma nessuno ha mai raccolto i fichi d’India senza incappare in qualche spina e i ‘dettagli insignificanti’ sono come i fichi d’India: apparentemente ostili ad aprirsi, ma succulenti e sorprendenti per le loro possibili applicazioni. Scegliere come ingresso quello secondario (il finestrino), inoltre, è un invito a percorrere la strada alternativa a quella che già ci è nota: magari di fichi d’India ne avete visti già parecchi, ma li avete mai guardati a testa in giù o dopo aver fatto 8 giravolte velocissime su voi stessi? Se avete...
SALUTI DA ARIMINUM

SALUTI DA ARIMINUM

Come in una cartolina balneare dal sapore retrò, l’immagine ricostruita a computer dell’antica Rimini romana restituisce uno spazio che in gran parte non esiste più ma che è ancora in grado di affascinare gli appassionati di storia e non solo. Provate a chiudere gli occhi e a dimenticarvi degli ombrelloni, delle discoteche e dei locali alla moda. Immaginatevi invece campagna a perdita d’occhio, l’erba alta e bruciata dal sole estivo del 200 A.C.. che fa da cornice ai filari di uva che dal monte dedicato al Dio Giove si estendevano sino al mare, producendo quel vino che, ancora oggi, racchiude in se tutto lo spirito forte, schietto e robusto dei romagnoli: il Sangiovese. Benvenuti ad Ariminum, provincia romana. Articolo di Andrea Pari Era il 268 A.C. quando, per ordine del Senato di Roma, si decise di trasformare quelle terre campestri, ancora popolate dai francesi Galli, in una colonia dell’impero Romano. Con l’aiuto di seimila coloni, provenienti dal Lazio, nacque Ariminum, città strategica per la nascente infrastruttura romana. Se è vero il detto che tutte le strade portano a Roma, ad Ariminum lo era ancora di più. Da qui si scelse infatti di far partire la via Emilia, voluta nel 187 A.C. dal console Emilio Lepido come collegamento tra le diverse città romagnole e l’intersezione ravennate che proseguiva fino ad Aquileia. C’è è poi una leggenda metropolitana, molto diffusa sin dall’antichità, che contribuì ad affermare l’importanza di Ariminum, oggi Rimini, in tutto l’impero. La leggenda narra che, nel cuore del centro di questa nascente succursale romana, il condottiero ed imperatore Giulio Cesare, nel 49 a.C. in occasione dello storico passaggio...
L’integrazione tra luoghi ritrovati e storie di vita

L’integrazione tra luoghi ritrovati e storie di vita

Il Progetto Ci.Vi.Vo:  le storie dei migranti intrecciano la riqualificazione del giardino Lettimi che potrà ospitare in sicurezza il nostro festival anche grazie al loro contributo.  “Immagina che tutte le persone possano condividere il mondo intero […],”potrete anche dire che sono un sognatore, ma non sono il solo…” cantava Jhon Lennon nel 1971. Parole di speranza, di pace e di integrazione, parole ricche di valore, oggi come allora.E oggi più che mai quei “sognatori” di adoperano affinché tutto ciò possa realizzarsi non lontano da casa; persone che lavorano silenziosamente affinché i pregiudizi, il razzismo e l’odio vengano estirpati. Quella che vi vogliamo raccontare è la storia di due realtà che hanno unito le forze per regalare alla città di Rimini molto più di un semplice benessere ambientale: è la storia del progetto Ci.Vi.Vo (Civico.Vicino.Volontario), nato e sviluppatosi nel comune riminese, unita a quella del programma “Mare Nostrum”, sostenuto dalla Caritas. articolo di Maria Rita Litterio e Annalisa Spalazzi A partire dal 18 Ottobre 2011, la Giunta Comunale ha approvato il “Disciplinare per lo svolgimento delle attività di volontariato civico” con lo scopo di dare un nuovo valore al civismo, coinvolgendo ed impegnando direttamente i cittadini nella risoluzione di problemi legati ad alcuni spazi della città. Tutte le attività previste dal progetto “Ci.Vi.Vo.” avvengono in forma gratuita e volontaria e hanno l’obbiettivo di migliorare l’ambiente urbano, favorendo l’incontro e la socializzazione fra persone autoctone e non.Il progetto è stato sposato dalla Caritas, che da sempre si impegna a favore dei migranti provenienti da zone di guerra dove l’esercizio dei diritti umani è praticamente assente, facendo sì che, nell’arco di massimo un...
Cinque Camere, ingresso e sala

Cinque Camere, ingresso e sala

  Continua il nostro racconto intorno a un luogo che rappresenta per Rimini la sua “isola che non c’è”. Un palazzo che non esiste più ma che, in estate, riapre i battenti. La sua storia attraversa i secoli, e io sono qui per svelarvi qualche segreto sul suo passato. Ora provate a chiudere gli occhi e ad immaginarvi, come in un film,  un palazzo nobiliare, con saloni dalle alte volte,  arazzi appesi alle pareti,  musica soffusa, e ospiti  intenti a danzare….  articolo di Andrea Pari  Un pianoforte nell’angolo a scandire le note di un ballo in maschera per festeggiare il carnevale. Nell’aria, l’odore emanato dalle vivande calde poste su un vassoio d’argento, si unisce al fumo delle candele accese su candelabri e lampadari di cristallo e di vetro lavorato da maestri artigiani. Un luogo così a Rimini è esistito, apparteneva alla famiglia Maschi e poi, in  seguito, a quella Lettimi. Con un acconto di 30 ducati, i lavori per la sua realizzazione partirono il 20 maggio del 1513. La storia di quel luogo è travagliata e sofferta: ha visto l’invasione napoleonica, le guerre d’indipendenza, l’unità d’Italia, i moti carbonari e due guerre mondiali, di cui l’ultima portò al palazzo ferite che non si sarebbero più rimarginate. Lesionato, restaurato, bombardato, rigenerato a nuova vita, è divenuto prima il laboratorio di uno scultore poi un giardino degli aromi con piante tipiche della tradizione romagnola (progetto ben presto abbandonato), per finire, prima dell’oblio, convertito parzialmente nella veranda esterna di un ristorante adiacente.  Dal 2013,  grazie ad un progetto socio-culturale, viene restituito alla città in una veste insolita:  tutto succede però in un...

Pin It on Pinterest