Il racconto della terza serata del festival e l’intervista a Riccardo Sinigallia

Il racconto della terza serata del festival e l’intervista a Riccardo Sinigallia

articolo di Elisa Gardini e Sara Tonini, foto di Fabio Gervasoni Una serata magica all’insegna del grande cantautorato, quella di domenica 23 luglio, la terza del festival “Le Città Visibili”, che ha visto come protagonisti per primi Riccardo Amadei e Les pastìs, formazione tutta riminese e infine l’attesissimo Riccardo Sinigallia accompagnato dal fedele Francesco Valente. Il cantautore romano, che ha firmato numerosi successi come La descrizione di un attimo, è stato accolto da un pubblico numeroso e si è detto molto emozionato per il concerto, che sul palco ha definito “molto atipico, quasi fragile”. Dopo aver intervallato le sue canzoni a vere e proprie chiacchierate con il pubblico (“Ora cosa volete? Ma non siete ancora stanchi?”) abbiamo deciso di continuare a farci raccontare un pò di lui, della sua musica e del suo futuro. Riccardo, hai collaborato con tantissimi artisti, anche diversi dal punto di vista musicale. Hai un genere che in questo momento vorresti sperimentare e che ti incuriosisce?  No, perché non sono mai stato un appassionato di generi. Mi piace essere coinvolto dalle forme espressive autentiche di persone che raccontano le proprie radici attraverso la loro cultura, quindi attraversando anche vari generi. Ho sempre sentito il peso, il limite, del genere. In questo momento mi piace particolarmente la musica che viene dal nord dell’Africa e dall’est del mondo. Per esempio ci sono tanti musicisti israeliani che apprezzo e con cui mi piacerebbe tantissimo collaborare per fondere con loro le rispettive influenze, le rispettive modalità musicali. Poi apprezzo molto l’elettronica. Ma tornando alla musica israeliana, ho conosciuto Amit Carmeli, che ogni tanto incontro in Grecia e che fa seminari sulla...
Le città visibili e Parco Poesia, il reading di Maria Antonietta

Le città visibili e Parco Poesia, il reading di Maria Antonietta

articolo di Sara Tonini Maria Antonietta, pseudonimo di Letizia Cesarini, è una delle voci più originali del panorama indie-rock italiano del momento. Nella serata di sabato 21 luglio, la cantautrice ha emozionato il pubblico del giardino di Palazzo Lettimi con un reading “acustico”, dove musica e poesia hanno convissuto in perfetto equilibro tra di loro. Maria Antonietta, due grandi fiori tra i capelli e uno stile un po’ naif, si è rivelata ben presto una vera e propria forza della natura: muovendosi tra un sintetizzatore e la sua chitarra, è riuscita a raccontare, spiegare, interpretare le emozioni sue e di grandi poetesse moderne e contemporanee. E così ha guidato il pubblico nel viaggio poetico di quelle che ha definito “le mie sorelle maggiori”: grandi donne e poetesse che l’hanno segnata personalmente e musicalmente. E’ per questo che, tra un’artista e l’altra, Maria Antonietta ha proposto anche le sue canzoni in acustico, perchè, come ha spiegato sul palco, percepisce i suoi testi e la sua musica come un eco vivo delle parole delle grandi autrici recitate. Filo conduttore della performance, spiega la cantautrice pesarese al pubblico del festival, il fatto che tutte le autrici siano, in qualche modo “antipatiche come me”. “Basta con quest’idea che dobbiamo essere simpatici a tutti, simpatici per forza” dichiara allegramente e mentre lo dice, ci ha già conquistati.A fine concerto siamo andate da lei per complimentarci e scambiare qualche chiacchera, e sbirciando tra i suoi appunti ci ha raccontato la scaletta delle poesie recitate e delle canzoni proposte. Ecco a tutti i lettori del nostro blog, dunque, la scaletta della serata: Emily Dickinson 850 934...
Le Città Visibili e Parco Poesia, l’intervista ai giovani protagonisti

Le Città Visibili e Parco Poesia, l’intervista ai giovani protagonisti

a cura di Marta Lovato Un Festival della poesia giovane in cerca di dimora, un giardino quasi segreto che si apre solo due settimane l’anno e tre donne che si incontrano e si riconoscono subito. Così nasce la collaborazione tra il Festival Parco Poesia e Le Città Visibili. Punto di riferimento per la poesia giovane ed esordiente, Parco Poesia porta ogni anno a Rimini quasi 100 poeti tra grandi maestri e giovani esordienti, che quest’anno hanno riempito di parole piene e leggere la magica cornice del giardino di Palazzo Lettimi (qui un approfondimento sull’allestimento). Abbiamo deciso di intervistare quattro giovani promesse. Le domande erano uguali. Le risposte, invece, sono tutte diverse e disegnano mondi unici che non hanno bisogno di ulteriori parole. Chi sei? Potresti presentarti in breve? Ivonne: Sono Ivonne Mussoni, nata a Rimini, ho ventitré anni e sto frequentando l’università di lettere a Bologna, ho appena pubblicato la mia prima raccolta di poesia per Giulio Perrone Editore, La corrente delle cose ultime. Giorgio: Mi chiamo Giorgio Ghiotti e sono un ragazzo di ventitré anni nato a Roma, nel quartiere Monteverde, dove vivo. Per moltissimi anni (e quando dico moltissimi intendo moltissimi) ho annesso a Monteverde i quartieri che scoprivo; così la prima volta che, in quinta elementare, ho preso il tram senza adulti e sono stato a piazza Argentina con un mio amico, Manuel, ho telefonato a mia madre felice: a Monteverde c’è una piazza bellissima con degli scavi antichi e gatti a dormicchiare tra le rovine! Da allora nutro un fascino straordinario per le città, gli spazi, la geografia urbana, mi interessa capire in che modo di...
Le Città Visibili, chi sono gli artisti riminesi che apriranno le serate musicali del festival

Le Città Visibili, chi sono gli artisti riminesi che apriranno le serate musicali del festival

  Riccardo Amadei e Les Pastìs Giuseppe Righini Alternative Station     a cura di Elisa Gardini  Saranno gli artisti del nostro territorio ad avere gli oneri e gli onori di aprire le tre serate del festival dedicate alla musica e al cantautorato contemporaneo. Domenica 23 luglio, prima di Riccardo Sinigallia, saliranno sul palco Riccardo Amadei e Les Pastìs, con il loro folkautorato d’autore, a metà tra canzone d’autore e avanguardia. A condividere il palco con Nada, la sera del primo giorno di agosto, ci sarà Houdini Righini, con le sue atmosfere elettroniche. Il 5 agosto si esibiranno gli Alternative Station, gruppo emergente della scena rock, reduce dall’esibizione del 1 luglio al Modena Park Rock con Vasco Rossi. Facciamo alcune domande a Riccardo, Giuseppe e Andrea Donati degli Alternative Station. Da dove venite, musicalmente parlando? RA: Vengo dal mangiacassette della Croma di mio padre, geologo appassionato di musica e cantautorato: Lucio Dalla, Conte, Ivan Graziani, Gaber, una lista infinita. Gli piaceva guidare e canticchiare in macchina, masticava le canzoni, era stonatissimo e io mi divertivo da morire, ci son cresciuto in mezzo a quelle storie. Mio padre non conosceva l’inglese ed aveva bisogno di capire cosa cantasse, quindi Dylan e compagnia iniziarono ad arrivare in macchina e in casa molto più tardi, grazie al walkman di mia sorella, di due anni più grande di me e con le antenne già ben orientate al folk, al rock degli anni ‘90, al soul, all’R&B, all’elettricità, al Volume. Vengo dal piglio di mia madre, che da brava insegnante mi portò a studiare chitarra classica in una scuola, da cui scappai dopo le prime tre lezioni di solfeggio, ahimè....

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