Roberto Angelini: “Ho imparato qualcosa da qualunque musicista con cui mi sia capitato di suonare, dal palco alla strada”

Roberto Angelini: “Ho imparato qualcosa da qualunque musicista con cui mi sia capitato di suonare, dal palco alla strada”

di Marco Ferri La musica, come ogni forma d’Arte, ci permette di leggere dentro noi stessi, ci fa accedere a una dimensione nuova, diversa. Sperimentiamo il non visibile e vibriamo insieme a delle melodie che sembrano arrivare da un altro luogo Invisibile, intangibile, ma capace di farci assaporare ogni emozione come una realtà indiscutibile, la musica ci riempie di immagini, ricordi e sogni… e il Festival quest’anno ha deciso di dedicare l’ultima serata a tutto ciò, a qualcosa di unico; un concerto, una performance, una ricerca interiore. Alle 21:30 inizia “Solo Live”,  uno spettacolo che ormai da dieci anni Roberto Angelini porta in giro per l’Italia e che rappresenta un progetto personale, intimo e fondamentale nella carriera di questo artista. Abbiamo avuto il piacere di porgli qualche domanda, per indagare ancor di più la natura di tale ricerca e… tanto altro. Pianoforte, musica elettronica, chitarra acustica, cori, basso… Solo Live è davvero un accurato progetto di ricerca e sincronizzazione. Come nasce questo lavoro e cosa ti ha spinto a creare qualcosa di così complesso e sperimentale? Da come lo presenti te sembra molto più complesso e affascinante di quello che poi è (dice ridendo). In realtà è un’idea che nasce, come spesso accade, da un problema originario: nel 2009, quando finii di fare il disco “La vita concessa”, per un motivo o per un altro (come se facessi una bella stagione con una squadra piccola, arrivano le grandi e si prendono i giocatori migliori), mi sono ritrovato da solo, perché tutti i ragazzi con i quali avevo fatto il disco avevano degli impegni “più grossi” del  mio. Quindi di...
Nelle regole del quadrato. Diario di un workshop con Oscar De Summa

Nelle regole del quadrato. Diario di un workshop con Oscar De Summa

In occasione del festival “Le città visibili” e in collaborazione con l’associazione Korekané, venerdì 20 e sabato 21 luglio Oscar De Summa ha condotto un laboratorio per attori o aspiranti tali. Rimini, Via Popilia 45B. Spazio “Area K”. Una giornata calda e afosa. L’appuntamento è per le ore 14, i venti partecipanti arrivano pochi alla volta, completano l’iscrizione all’Associazione Korekané e si inoltrano nello spazio che li ospiterà per il resto della giornata e della mattina successiva. di Marco Ferri A tutti viene chiesto di togliersi le scarpe prima di accedere al parquet della sala in cui si svolgerà il workshop: il quadrato. Ci si stende, ci si siede, ci si concentra o semplicemente si gode dell’aria mossa dai ventilatori posti intorno alla stanza. Alcuni partecipanti già si conoscono, altri si presentano a vicenda e altri ancora rimangono in religioso silenzio e attendono. Oscar De Summa arriva alle 14:30; saluta i presenti , sistema  le sue cose, fa qualche test audio e chiede infine a tutti di mettersi in cerchio insieme a lui. Avere la possibilità di osservare e prendere nota di ciò che accade in un processo di lavoro è cosa rara e non semplice. Testimone, con uno sguardo esterno ma non distante, discreto ma attento a ciò che accade, mi inoltro anche io in questa esperienza. Oscar De Summa inizia presentandosi: parla di sé, del suo particolare percorso formativo e avvisa che non seguirà nessun metodo specifico: “I metodi sono tutti uguali, per questo non ne funziona nessuno. Spesso vengono inventati per vendere qualcosa.” Aggiunge inoltre, riguardo gli obiettivi da porsi: ”l’esercizio può venire male, ma l’importante...

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