Erica Mou: “Abbattere per ricostruire non ha senso, la trasformazione è sempre una strada più affascinante”

Erica Mou: “Abbattere per ricostruire non ha senso, la trasformazione è sempre una strada più affascinante”

Erica Mou ha solo 27 anni e ha già all’attivo oltre 500 concerti in Italia e all’estero (Brasile, Stati Uniti, Gran Bretagna, Belgio, Francia, Germania, Ungheria) e ha pubblicato quattro album in studio. Nel 2011 esce su etichetta Sugar “È”, prodotto dall’islandese Valgeir Sigurdsson, già collaboratore di Bjork. Nel 2012 ha partecipato al Festival di Sanremo nella sezione dedicata ai giovani artisti, con il brano “Nella vasca da bagno del tempo”, classificandosi seconda e vincendo il premio della critica Mia Martini e il Premio Sala Stampa Radio Tv. Nel 2013 pubblica l’album “Contro le onde”, prodotto da Boosta e contenente “Dove cadono i fulmini”, canzone scelta da Rocco Papaleo come colonna sonora del suo film “Una piccola impresa meridionale” per cui Erica ottiene una nomination ai David di Donatello 2014. Nel 2015 esce “Tienimi il posto”, disco che la porta ad aprire i concerti di Paolo Nutini, Patti Smith, Susan Vega e Caparezza e a continuare la sua intensa attività live alternando da sempre piccoli club e teatri con grandi palchi. Negli anni duetta con Raphael Gualazzi, Tricarico, Fiorella Mannoia, Après La Classe, Enrico Ruggeri, Perturbazione; viene scelta per le colonne sonore dei film di Roberta Torre e Paul Haggis e partecipa a produzioni teatrali insieme a, tra gli altri, Lucio Dalla, Renzo Arbore e Teresa De Sio. Il 1 dicembre 2017 è uscito “Bandiera sulla luna”, il suo nuovo disco di inediti.

di Noruena Tiralongo

Erica Mou sta per Erica Musci. È stato qualcuno ad affibbiarti questo pseudonimo oppure hai fatto tutto da sola?

L’ho scelto insieme al mio primo produttore ma, in realtà, cominciavano a chiamarmi già così a scuola, abbreviando il mio cognome.

Quando e quale è stato il momento in cui hai capito che la musica sarebbe diventata il tuo mestiere?

L’ho deciso quando ero bambina, è sempre stato il mio sogno.

La prima volta che mi hanno pagata per suonare è stato un momento epico. Avevo quindici anni e feci un concerto in un pub con la band che avevo all’epoca.

Poi, a diciott’anni ho lavorato al mio primo album e ho cominciato a fare tour. Da allora il sogno cominciava a diventare realtà e mi sono dedicata alla musica a tempo pieno.

Al festival delle città visibili presenterai “Bandiera sulla luna”. Ti va di parlarci un po’ di questo tuo nuovo progetto?  Ti dico,tra l’altro,che mi incuriosisce tantissimo il titolo …

È un album che parla di conquiste, di punti di vista nuovi, di mondi interiori lontani e di minore gravità. Da qui il titolo.

Accanto a me sul palco ci saranno Antonio Iammarino alle tastiere e Flavia Massimo al violoncello. Stiamo portando in giro questo spettacolo da otto mesi ormai, ma ogni volta che suoniamo scopriamo qualcosa in più su queste canzoni e sul modo di interpretarle. È un album che parla appunto del cambiamento e della ricerca come antidoti per la freddezza.

 So che è una cosa che non si dovrebbe chiedere perché come per ogni genitore non esiste un figlio preferito,così per ogni artista non esiste un brano del cuore ,ma c’è una canzone -scritta magari in un periodo particolare- a cui sei più legata?

Dipende dalle giornate! In questo periodo mi emoziono molto a cantare Canzoni Scordate.

È il nuovo singolo dell’album e per realizzarne il videoclip ho chiesto l’aiuto ai fan, facendo una delle cose più emozionanti della mia carriera. E poi è una canzone perfetta in questi giorni, che racconta un travolgente amore estivo tra le piazze deserte di agosto.

Hai aperto i concerti di molti artisti, per citarne alcuni: Patti Smith, Paolo Nutini e Caparezza. Come ci si sente,adesso, a stare dall’altra parte? Ad avere qualcuno che apre i tuoi concerti?

Aprire un concerto è sempre un’impresa difficile, non sai mai come reagirà il pubblico, non essendo lì per te.

Ma, d’altra parte, è proprio quella la parte emozionante. Dover, in un certo senso, ricominciare da zero e trovare la chiave giusta per comunicare con degli sconosciuti.

Poi però tra colleghi la gerarchia non ha senso, ci si rispetta a prescindere dall’ordine col quale si sale sul palco.

 “Mi perdo sempre ma so sempre da che parte è il mare”[frase tratta dalla tua “Dove cadono i fulmini”]. Sarà mica per questo che il 26 Luglio approdi a Rimini? (Volevo essere un po’ simpatica,non so se ci sono riuscita!)

Sarà un modo per ritrovarmi!

 Come è stato duettare con Fiorella Mannoia? È un’artista che personalmente apprezzo tantissimo,si tratta di curiosità personale!

La apprezzo tantissimo anche io, è una delle artiste che ascoltavo da bambina perché molto amata dai miei, sono cresciuta con la sua voce. Peró duettare con lei è stato semplice, nonostante la grande emozione che avevo, perché è una donna umile è disponibile e mi ha fatta sentire completamente a mio agio.

Per te,quali incontri durante il percorso come persona e come artista,sono stati fondamentali?

Quelli con i miei insegnanti, con i produttori, con i colleghi, con gli ascoltatori o con persone che non hanno nulla a che far con la musica. Gli incontri sono una grande fonte di ispirazione e crescita.

Ti cito Fausto Mesolella, un chitarrista e un uomo fantastico, che ci ha lasciati da poco ma che non scorderò mai.

 Ti ringrazio per averci parlato un po’ di te e di quello che fai,non vedo l’ora di poterti ascoltare al Festival delle città visibili! A tal proposito, che effetto fa sapere di dover cantare in quello che era un Ex-Macello? Ti è già capitato di esibirti in aree in disuso poi riqualificate?

I posti con una storia alle spalle hanno una marcia in più.

In questo tour mi è già capitato di suonare in due ex macelli (a Pescara e Terlizzi) e credo che adibire queste strutture in luoghi per l’arte sia un’idea geniale. Abbattere per ricostruire non ha senso, la trasformazione è sempre una strada più affascinante.

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