Le città visibili, “I have a dream” e l’arte senza confini di Vito Alfarano

Le città visibili, “I have a dream” e l’arte senza confini di Vito Alfarano

Quanto possiamo essere realmente noi stessi in un mondo fatto di luoghi comuni? Quanta libertà abbiamo di essere quello che sentiamo? Quante cose diverse possiamo essere? E quanto spaventa quello che non conosciamo? Vengo investita da queste domande mentre schiaccio forte i pedali di una bicicletta da uomo, di ritorno da una partita di beach volley notturna. È tardi e il lungomare quasi deserto profuma di sale. Lo Yoga è una cosa da donne e il calcio da uomini. Il vegetariano non mangia cibo spazzatura, non beve alcolici, e l’operaio non legge libri. I maschi non danzano, le femmine ballano, quelle timide no. Tutti gli immigrati sono uguali. Cercando risposte mi viene in mente Vito Alfarano e I have a dream, lo spettacolo ospite a Le città Visibili martedì 30 luglio.

intervista a cura di Gloria Perosin

Vito Alfarano è regista, danzatore e coreografo. Nasce a Brindisi il 15 gennaio del 1978 e all’età di dieci anni inizia a dar movimento al suo corpo. Dal 2000 comincia la sua attività professionale come danzatore freelancer, Dal 2008 è ideatore del laboratorio artistico Oltre i confini svoltosi prima con i detenuti nella Casa Circondiariale di Rovigo e Brindisi, con i non udenti, con gli immigrati, con i pazienti psichiatrici autori di reato e ragazzi con Sindrome di Down e con disturbo dello spettro autistico. Il laboratorio ha la finalità di fornire ai partecipanti gli strumenti per una migliore conoscenza del sé, come singolo individuo e in relazione con gli altri. AlphaZTL è la sua Compagnia d’Arte Dinamica. Perché AlphaZTL? Alpha è il prefisso di origine greca che indica rispetto al termine a cui viene apposto valore di negazione, mancanza e privazione. ZTL è la Zona a Traffico Limitato. AlphaZTL vuole entrare attraverso l’arte in quelle realtà poco calpestabili esistenti in società, come il carcere, comunità di sordi e autistici, abbattendo quelle barriere che non permettono l’integrità sociale. Lo scopo è quello di dare voce a quelle realtà relegate da pregiudizi facendo arrivare l’eco quanto più lontano possibile attraverso le attività che la compagnia svolge.

Regista, coreografo, ballerino professionista e padre della Compagnia d”Arte Dinamica AlphaZTL. Chi è oltre a questo Vito Alfarano e chi è AlphaZTL?

Tutti questi sono aspetti che si legano alla professione e Vito Alfarano è anche questo. Ma, continuando a parlare in terza persona, è anche un osservatore, uno scrutatore di anime e un grande esploratore di luoghi non accessibili a tutti. Dalla mia naturale propensione agli altri nasce la AlphaZTL Compagnia d’Arte Dinamica e i progetti nel sociale.

La tua arte nasce dalla tua timidezza, dici in un’intervista. Tu e la danza come vi siete incontrati? Come nasce I HAVE A DREAM e come vorresti che crescesse? Cosa vorresti che insegnasse?

Timido all’inverosimile. Una timidezza che era figlia di una insicurezza, di un’educazione forse un po’ troppo rigida che non ti faceva mai sentire “giusto”. L’educazione eccessivamente correttiva è sbagliata. Almeno è stata sbagliata con me. Mi aveva reso un ragazzo insicuro e chiuso verso il mondo. Poi il teatro, iniziato per gioco, e la danza hanno aperto in me una breccia e mi hanno infuso sicurezza. Sono rinato. Sono un uomo nuovo. Dalla mia rinascita e dalla mia affermazione sono nati i progetti di inclusione, mia per prima, e così sono nate le collaborazioni con il carcere di Rovigo, la Casa Circondariale di Brindisi, i progetti per disabilità uditiva e dello spettro autistico. Da sperimentazione in sperimentazione sono entrato in quei luoghi in cui non è possibile accedervi se non fortemente motivati: ho creato intese, sinergie e progetti con gli ex ospedali psichiatrici, con i centri di accoglienza dei rifugiati e qui è germogliato I HAVE A DREAM. Dai sogni di questi ragazzi che hanno intrapreso un viaggio dall’esito incerto, a volte fatale, alla reale costruzione della loro odissea, giungendo su una costa, oggi, probabilmente meno amichevole di ieri. E quanti step prima di giungere alla costruzione di una coreografia. Intanto ho superato la loro selezione: quando hanno verificato che il mio era un vero bisogno di conoscenza, si sono svelati.

Il 27 ottobre del 1981 Alberto Sinigaglia, in una puntata di Vent’anni al Duemila, intervistava Italo Calvino e gli chiedeva tre chiavi, tre talismani per il Duemila. Calvino rispondeva «imparare molte poesie a memoria per ripeterle anche da anziani e farsi compagnia, fare calcoli complicati a mano per rimanere concreti, ricordare che tutto quello che abbiamo ci può essere tolto da un momento all’altro». Tu, al posto di Calvino, cosa risponderesti oggi?

Le mie tre chiavi sono legate all’umanità, alla voglia di costruire in gruppo, di creare nuovi e più solidi ponti, di poter essere libero di vivere in ogni parte del mondo e di creare rapporti con persone nuove per riedificare un nuovo Rinascimento, anche culturale.

Se dovessi descrivere I Have A Dream attraverso tre espressioni/parole chiave, quali sceglieresti?

Vivo; Vivo…, Vivo!!!!

Penso che I HAVE A DREAM mi darà le risposte che cerco. Ci vediamo all’ex macello martedì 30 alle 20:00 alla Colonia Bolognese di Viale Principe di Piemonte,  con Le Città Visibili e la preziosa collaborazione dell’associazione Il Palloncino Rosso che ospiterà l’iniziativa nell’ambito del progetto “Riutilizzasi”.

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