Lettimi illustrato: istruzioni per aspiranti cacciatori di dettagli insignificanti.

Lettimi illustrato: istruzioni per aspiranti cacciatori di dettagli insignificanti.

Sono Marianna e sono una disegnatrice e adesso giochiamo.

Regola n.1

Nessuno ha il diritto di dire cosa è più o meno insignificante. Più una cosa sembra così agli occhi di tutti, più gli aspiranti cacciatori sentono un formicolio alle mani, un’intermittenza agli occhi e un nobile istinto polemico pronto a dimostrare il contrario. Se sentite tutto questo, siete già cacciatori molto promettenti. In caso contrario, fate bene attenzione alla regola n.2.

Regola n.2

Prendetevi del tempo. Lo so, sono una sfacciata a chiedervi questo, ma vi assicuro che un buon cacciatore non perde bensì investe il suo tempo: è già un primo segnale che lanciate alla popolazione dei dettagli insignificanti che inizieranno a sentirsi meno insignificanti e saranno più generosi nel mostrarsi a voi durante l’esplorazione.

Regola n.3

Entrare nel mondo da un finestrino anziché dalla porta principale (parafrasando Gianni Rodari nella sua ‘Grammatica della fantasia’). Che si tratti di mondo o porzioncine di mondo, innanzitutto bisogna che ci entriate. Fidatevi, entrare e farsi attraversare dal mondo non è così male. Certo, qualcosa resta fuori e qualche segno rimane addosso, ma nessuno ha mai raccolto i fichi d’India senza incappare in qualche spina e i ‘dettagli insignificanti’ sono come i fichi d’India: apparentemente ostili ad aprirsi, ma succulenti e sorprendenti per le loro possibili applicazioni. Scegliere come ingresso quello secondario (il finestrino), inoltre, è un invito a percorrere la strada alternativa a quella che già ci è nota: magari di fichi d’India ne avete visti già parecchi, ma li avete mai guardati a testa in giù o dopo aver fatto 8 giravolte velocissime su voi stessi?

Se avete seguito con dovizia le regole applicandovi per un certo periodo di addestramento, probabilmente vi sarà facile aggirarvi per un giardino abbandonato e individuare cose tipo quelle che ho trovato io. Durante le ultime settimane ho stanato crepe parlanti, mattoni addormentati, cortecce dagli occhi languidi. Ci ho visto le voci di palazzo Lettimi, di quei ‘soggetti senza storia’ che, chissà in quanti, sono passati a popolare questo posto e forse in qualche modo hanno deciso di restarci in attesa di essere individuati da occhi curiosi.

Da riminese, vedere il giardino di palazzo Lettimi chiuso è davvero un dispiacere. Poter partecipare col mio lavoro a questo racconto collettivo imbastito dal team de Le città visibili è stata l’occasione per dare al giardino il mio segnale di vicinanza. Io che di giardini e piante non ci capisco proprio niente ma di storie un po’ di più, ho scelto di seguire gli indizi dei ‘dettagli insignificanti’.

I dettagli insignificanti non saranno messaggeri di chissà quale illuminante verità ma sono piccole epifanie che ci ricordano due cose importanti:

  1. a) anche ciò che crediamo di conoscere da sempre può rivelare delle sorprese se solo lo guardiamo con occhi nuovi;
  2. b) le storie sono dappertutto: appena abbiamo trovato il nostro modo di raccontare, loro vengono da noi reclamando attenzione.

Questa serie illustrata parte dalla raccolta di scatti fotografici e finisce con l’intervento disegnato (in questo caso direttamente in digitale), opportunamente dosato per rivelare l’immagine nascosta in potenza. ‘Osservazione’ e ‘misura’ sono le parole chiave: il risultato finale è più riuscito quando il segno è entrato in sintonia con l’ambiente già immortalato, non si è lasciato viziare dal virtuosismo bensì si è inserito solo nello spazio necessario a scatenare in chi guarda un moto di meraviglia. Si lavora perciò più in togliere che in aggiungere, si agisce davvero come cacciatori in cerca di un tesoro o investigatori pronti a cucire insieme gli indizi. Godersi il disegno finale è solo una parte del processo. Qui vi mostro anche lo scatto originale e, naturalmente, vi invito a ricostruire i passaggi di questa bislacca spedizione quando visiterete il giardino in occasione del festival.

Esercitare uno sguardo diverso e ‘leggero’ sul mondo è una pratica che tutti dovremmo allenare quotidianamente, a prescindere dal fatto che poi di lavoro facciate il postino, il meccanico, il disegnatore. La capacità di immaginare è un regalo prezioso, capace di fare guizzi impercettibili ma anche straordinarie rivoluzioni. Per trasformare quei guizzi in qualcosa di leggibile ci vuole mestiere, costanza, lavoro, ma se grazie ai miei ‘dettagli insignificanti’ illustrati si saranno accesi guizzi nuovi rivolti verso il giardino allora vuol dire che il gioco è iniziato e che il Lettimi non è più solo un luogo abbandonato. E ora, buona fortuna, cacciatori!

Marianna Balducci

Marianna Balducci, laureata in moda, lavora come illustratrice principalmente in ambito pubblicitario sperimentando combinazioni tra disegno, fotografia e strumenti digitali. Riminese, da sempre particolarmente attiva sul suo territorio spesso fonte di ispirazione per i suoi progetti (come il libro-gioco “La Saraghina in gita” per far conoscere ai bambini la città), ha esposto in mostre personali e collettive (tra cui Biennale del disegno edizione 2014 e 2016 e Lucca Comics&Games, area Lucca Junior edizione 2015). Tra le collaborazioni di respiro internazionale, il videoclip in stopmotion del chitarrista Dominic Miller per il brano “Catalan”. Appassionata lettrice di Rodari, innamorata delle storie (soprattutto quelle nascoste tra le pieghe del quotidiano), ha partecipato al workshop di story-telling entrando a far parte del social media team de Le città visibili.

mariannabalducci.it

Ecco un particolare dell’ex Palazzo Lettimi prima e dopo l’intervento “illustrato” di Marianna Balducci

 

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