L’integrazione tra luoghi ritrovati e storie di vita

L’integrazione tra luoghi ritrovati e storie di vita

Il Progetto Ci.Vi.Vo:  le storie dei migranti intrecciano la riqualificazione del giardino Lettimi che potrà ospitare in sicurezza il nostro festival anche grazie al loro contributo.

 “Immagina che tutte le persone possano condividere il mondo intero […],”potrete anche dire che sono un sognatore, ma non sono il solo…” cantava Jhon Lennon nel 1971. Parole di speranza, di pace e di integrazione, parole ricche di valore, oggi come allora.E oggi più che mai quei “sognatori” di adoperano affinché tutto ciò possa realizzarsi non lontano da casa; persone che lavorano silenziosamente affinché i pregiudizi, il razzismo e l’odio vengano estirpati. Quella che vi vogliamo raccontare è la storia di due realtà che hanno unito le forze per regalare alla città di Rimini molto più di un semplice benessere ambientale: è la storia del progetto Ci.Vi.Vo (Civico.Vicino.Volontario), nato e sviluppatosi nel comune riminese, unita a quella del programma “Mare Nostrum”, sostenuto dalla Caritas.

articolo di Maria Rita Litterio e Annalisa Spalazzi

A partire dal 18 Ottobre 2011, la Giunta Comunale ha approvato il “Disciplinare per lo svolgimento delle attività di volontariato civico” con lo scopo di dare un nuovo valore al civismo, coinvolgendo ed impegnando direttamente i cittadini nella risoluzione di problemi legati ad alcuni spazi della città. Tutte le attività previste dal progetto “Ci.Vi.Vo.” avvengono in forma gratuita e volontaria e hanno l’obbiettivo di migliorare l’ambiente urbano, favorendo l’incontro e la socializzazione fra persone autoctone e non.Il progetto è stato sposato dalla Caritas, che da sempre si impegna a favore dei migranti provenienti da zone di guerra dove l’esercizio dei diritti umani è praticamente assente, facendo sì che, nell’arco di massimo un anno, questi possano inserirsi ed integrarsi nella società. Una volta conclusosi questo percorso, i profughi si “sdebiteranno” nei confronti delle Istituzioni che li hanno aiutati ad integrarsi, svolgendo vari tipi di lavoro socialmente utile.La fusione di queste due ammirevoli realtà nasce grazie ad un’idea di Tamara Balducci, co-fondatrice de “Le Città Visibili” e della sua collaboratrice nel progetto del “Giardino Segreto”, Lorena Fonti.

Lo scopo è quello di ridare nuova vita al giardino decadente di Palazzo Lettimi, protagonista dei nostri racconti. Un luogo che parla silenziosamente e che chiede di essere ascoltato, un luogo che vuole vivere ancora.Quest’anno saranno proprio i profughi aiutati dalla Caritas, seguiti da un responsabile e da un giardiniere a ridar vita al giardino in attesa del festival de Le Città Visibili.

Con Lorena Fonti, abbiamo intervistato due dei ragazzi che lavorano nel giardino. Hanno raccontato le loro storie fatte di un passato vicino, ma ormai lontano, e di speranza per il futuro. Godday ha 23 anni e Papagore ne ha 38. Con il progetto della Caritas vanno a scuola di italiano e cercano di imparare un mestiere. Ci dicono che a loro Rimini piace ma anche che hanno tanta voglia di imparare del resto “possiamo fare una passeggiata, ma a parte capire che sei in un luogo pieno di storia, non capisci cosa guardi.” Dice Papagore, “Sarebbe bello poter parlare con dei riminesi che mi possono portare a spasso per Rimini, portarmi al Duomo o al ponte di Tiberio…”

Questi ragazzi, arrivati da mare, chiedono ai riminesi di conoscerli, di farli integrare per poter dare in cambio tutto quel che possono, dalla loro cultura alla loro professionalità.Il giardino rappresenta un po’ questo ideale di integrazione dovuto al cambiamento. Loro sono parte del cambiamento del giardino e, in qualche modo, della città. Da qui, dalla fusione con i luoghi, inizia il loro vero viaggio nell’integrazione riminese. Godday studiava elettronica in Nigeria, ora ha recuperato la sua libertà e vuole imparare a lavorare nel turismo. Papagore è senegalese ed ha un passato come dj e poi come cameriere in Libia. Oggi vuole vivere “alla riminese” ed integrarsi in fretta per ricominciare una nuova vita. Un luogo che rinasce dal cambiamento, persone che vivono dopo il cambiamento. Il Lettimi è anche e sopratutto questo.

In una fase successiva si inseriranno nel progetto di ristrutturazione alcuni abitanti del quartiere, dando così vita ad una politica di integrazione fra la realtà locale e quella straniera, per abbattere le barriere create dai pregiudizi e dal razzismo. Grazie a questo progetto i ragazzi aiutati dalla Caritas potranno sentirsi davvero parte di qualcosa di importante, ovvero la comunità riminese.

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