Le Città Visibili. Dialogo con Roberta Giallo. “Definirmi? Non mi va!”

Le Città Visibili. Dialogo con Roberta Giallo. “Definirmi? Non mi va!”

Mosca, Kiev, Los Angeles, Ho Chi Min, Singapore, Montecarlo, Porto. Leggo queste città nella home del sito di Roberta Giallo mentre lascio scorrere in sottofondo la playlist scelta da Youtube.   La musica di Roberta mi ricorda qualcosa di surreale: la colonna sonora di un sogno, di una fiaba, di uno spettacolo di burattini, sembra le palline rimbalzine che collezionavo da piccola e che mi divertivo a liberare tutte insieme. Incontrollabili, incontrollabile.   no no no che non mi va di rinunciare alla mia libertà no no no che non mi va di avere peli su questa bella lingua no no no che non mi va di essere schiava, padrona, co****na poi per cosa per chi? io non voglio vincoli intervista a cura di Gloria Perosin   Roberta Giallo, ospite de Le Città Visibili martedì 26 luglio, nasce a Senigallia il 26 dicembre 1982. Cantautrice poliedrica di fama internazionale, comincia da piccolissima a studiare pianoforte e a scrivere canzoni. Roberta è un camaleonte: cantautrice, autrice, attrice, performer teatrale, pittrice, scrittrice. Inizia la sua carriera aprendo i concerti di Carmen Consoli, Edoardo Bennato, Alex Britti, Sting, fino a girare il mondo sulla sua “Astronave Gialla World Tour”, attraverso il quale fa conoscere “L’oscurità di Guillame”, disco importante a cui ha lavorato insime al grande Lucio Dalla. La sua musica è vincitrice di moltissimi premi e nel 2018 viene chiamata per rappresentare la musica italiana al Make Music Hong Kong. Oltre a questo lavora alla realizzazione di diverse colonne sonore, lavora con Lucio Dalla, Samuele Bersani, Simona Molinari, collabora con il direttore d’orchestra Valentino Corvino. Insomma, sembra che Roberta Giallo, come...
Le Città Visibili. Performer, illustratore, cantautore? Massimo Modula si racconta: “Meglio poeta”

Le Città Visibili. Performer, illustratore, cantautore? Massimo Modula si racconta: “Meglio poeta”

«Secondo voi è vero che siamo tutti nella stessa barca? A me non pare; ci sono barchette, barconi, piattaforme, barche a forma di salotto e navi da crociera, e ognuna ha una sua destinazione…» canta Massimo Modula in “Indiemood Session” mentre con una barchetta scivola tra i canali di Venezia.  Massimo Modula, che con Giacomo Depaoli aprirà il concerto di Roberta Giallo venerdì 26 luglio, nasce a Torino nel 1969 e dal 1979 vive a Rimini. Artista visivo, o visual artist come si dice oggi, e musicista, illustratore e fumettista, pittore e cantante, poeta. Massimo mescola tutto per portare in scena delle vere performance. Nel 2017, dalle sue arti, nasce il primo album da solista Ad occhi aperti. Intervista a cura di Gloria Perosin Massimo Modula, cantautore ma anche performer e illustratore, chi sei? Risponderò come fanno i politici: dicendo altro. Siamo sempre alla ricerca di una definizione e troviamo soltanto parole che sbiadiscono e si sovrappongono ad altre. Però se dico poeta, penso che il termine possa rappresentare qualcuno in cui mi riconosco. Secondo me in questa contemporaneità in cui tutto sembra accessibile a tutti in realtà siamo sempre più disperati nel tentativo di essere qualcosa o qualcuno. Dobbiamo sapere chi siamo e cosa vogliamo. Illusione. La sola cosa che abbiamo è questa opportunità. La vita. Io non mi sono mai sentito capace, però ho sempre sentito una spinta dalle gambe al petto ed ho scoperto di amare la sacra finzione della realtà che restituisce il mistero delle cose come un dono per tutti, un frutto che puoi ricevere e gustare, per poi conservarne un pezzo da coltivare...
Le “Odissee Anonime” di Roberto Mercadini aprono il Festival “Le Città Visibili”

Le “Odissee Anonime” di Roberto Mercadini aprono il Festival “Le Città Visibili”

“Migrante”, “emigrante”, “immigrato” sono la stessa cosa? Premo le lettere sulla tastiera del pc e riempio il lungo rettangolo sotto la scritta Google. La risposta che mi suggerisce il dizionario online non mi soddisfa, ho bisogno di qualcosa di più umano. Continuo a cercare…Emigranti, persone che lasciavano una terra per andare altrove. Immigrati,  persone che si muovevano dalla loro terra per raggiungerne una nuova. Punti di partenza e punti di arrivo. Spostamenti che erano piccole parentesi e che contenevano un’identità da mantenere, che non smetteva mai di chiamare. Ci penso su… Punti di arrivo? Ecco dunque la differenza: i punti di arrivo. “Perpetua migrazione” leggo da qualche parte, e il termine mi incuriosice e mi risuona. Un nomadismo spirituale. Viaggi che non sono più piccole parentesi ma che prendono una vita intera, che non contengono  un’identità perché chi se lo ricorda più il punto di partenza? A chi interessa l’appartenenza? E poi questo famoso punto di arrivo, esiste?! a cura di Gloria Perosin Odissee Anonime di Roberto Mercadini, che aprirà il festival de Le Città Visibili martedì 16 luglio alle 21:30, racconta proprio di questo: la storia di Senza Nome e Nessuno, due migranti i cui nomi non verrano mai rivelati, che si spostano da un paese all’altro fino ad arrivare in Italia. Roberto Mercadini, Cesena 1978, ha barba e capelli lunghi, occhiali tondi e mani che vanno in continuazione da una parte all’altra, come le sue parole. Ufficialmente è un ingegnere, ufficiosamente un poeta, un narratore, un monologhista, un “poeta parlante” si definisce lui, un “ingegnere di storie” piace pensare a me. Con oltre 150 date all’anno, porta...
Le città visibili, “I have a dream” e l’arte senza confini di Vito Alfarano

Le città visibili, “I have a dream” e l’arte senza confini di Vito Alfarano

Quanto possiamo essere realmente noi stessi in un mondo fatto di luoghi comuni? Quanta libertà abbiamo di essere quello che sentiamo? Quante cose diverse possiamo essere? E quanto spaventa quello che non conosciamo? Vengo investita da queste domande mentre schiaccio forte i pedali di una bicicletta da uomo, di ritorno da una partita di beach volley notturna. È tardi e il lungomare quasi deserto profuma di sale. Lo Yoga è una cosa da donne e il calcio da uomini. Il vegetariano non mangia cibo spazzatura, non beve alcolici, e l’operaio non legge libri. I maschi non danzano, le femmine ballano, quelle timide no. Tutti gli immigrati sono uguali. Cercando risposte mi viene in mente Vito Alfarano e I have a dream, lo spettacolo ospite a Le città Visibili martedì 30 luglio. intervista a cura di Gloria Perosin Vito Alfarano è regista, danzatore e coreografo. Nasce a Brindisi il 15 gennaio del 1978 e all’età di dieci anni inizia a dar movimento al suo corpo. Dal 2000 comincia la sua attività professionale come danzatore freelancer, Dal 2008 è ideatore del laboratorio artistico Oltre i confini svoltosi prima con i detenuti nella Casa Circondiariale di Rovigo e Brindisi, con i non udenti, con gli immigrati, con i pazienti psichiatrici autori di reato e ragazzi con Sindrome di Down e con disturbo dello spettro autistico. Il laboratorio ha la finalità di fornire ai partecipanti gli strumenti per una migliore conoscenza del sé, come singolo individuo e in relazione con gli altri. AlphaZTL è la sua Compagnia d’Arte Dinamica. Perché AlphaZTL? Alpha è il prefisso di origine greca che indica rispetto al termine...
Le Città Visibili, voci calde in serate calde: a tu per tu con Massimo Marches

Le Città Visibili, voci calde in serate calde: a tu per tu con Massimo Marches

a cura di Gloria Perosin Infilo la cuffia nell’orecchio e faccio partire l’album Statue. Massimo Marches ha una voce calda, delle melodie che se fossero un disegno sarebbero onde al tramonto, e mentre canta sembra che ti parli. Il cantautore sarà ospite a Le Città Visibili domenica 28 luglio, prima del concerto di Bianco, e io ho deciso che sarà anche tra i miei compagni di viaggio di questa estate. Infilo la cuffia, dicevo, abbasso i finestrini, metto in moto e parto. Massimo Marches nasce e vive a Rimini dal 1977. Nei primi anni della sua carriera diventa padre del gruppo Officine Pan, si cimenta poi nel progetto Miscellana Beat insieme al violoncellista Gionata Costa per arrivare nel 2010 a dar luce al primo disco solista Le stagioni di un tempo. Il carattere introspettivo della musica di Massimo si percepisce immediatamente, mi chiedo se assomigli al suo. Tra il primo e il secondo disco solista passano diversi anni, per questo motivo il sottotitolo di Statue è “discolungo”, e questo spiega anche i diversi stati d’animo che caratterizzano l’album, che tra brani strumentali,  alcuni testi leggeri, molti emozionanti, consigli da seguire, desideri e speranze, è perfetto in qualsiasi momento. Sono arrivata a destinazione e parte “Le stragi in maschera”. Mentre aspetto inizio a leggere le risposte che Massimo mi ha mandato qualche giorno per mail. La risposta è sì, la sua musica gli somiglia.   Massimo Marches, cantante-chitarrista, chitarrista-cantante, a volte cantautore. Tu chi ti senti? E chi sei quando togli microfono e chitarra? In genere succede che quando sono il “chitarrista” e mi chiedono di cantare una canzone, sono...

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