Marco Cacciola: “do importanza politica al lavoro che faccio come regista e attore”

Marco Cacciola: “do importanza politica al lavoro che faccio come regista e attore”

Intervista a Marco Cacciola: Autore del progetto e interprete di Farsi Silenzio. Attore e regista ma soprattutto attore. di Luca Rossi Lo spettacolo Farsi Silenzio si terrà lunedì 30 luglio e martedì 31 luglio in due repliche giornaliere, alle 18:30 e alle 21:30. Le repliche delle 18:30 si terranno all’ex colonia bolognese. In questo periodo c’è una grande attenzione ai temi politici e sociali mi sembra che voi invece vi occupiate di temi più introspettivi. Riscontrate delle difficoltà dato il clima attuale? Do una grande importanza politica al lavoro che faccio come regista e attore. E’ una parte fondamentale. Non faccio un teatro politico ma banalmente faccio politica perché faccio teatro. Vengo ora da uno spettacolo sul genocidio degli armeni (La masseria delle allodole) dove ho lavorato autorialmente perché fossero evidenti i riferimenti all’oggi. E’ fondamentale, ed è politico, il fatto che con questo festival la comunità si riprenda alcuni spazi. Anch’io sono partito andando in giro in zone non teatrali. Sono andato da Torino a Roma ascoltando una metà di questo paese. Credo sia un grande dovere del nostro paese e quindi del teatro reinventare la polis, la comunità. Questo spettacolo ha un po’ lo scopo di ricreare il coro, che è la porta dalla quale si entra nella città. Ed è il pubblico che svolge questo ruolo. In questo lavoro sono andato in giro in mezzo alle persone. In cerca del sacro ma laicamente. Domandando: “cos’è il sacro per voi?” Ed è stato il mio interlocutore a declinarlo come voleva. Passiamo alla seconda domanda, anche perché ci sei già arrivato. Ho letto che il progetto nasce da...
“Questa è casa mia” di Alessandro Blasioli, un’introduzione allo spettacolo

“Questa è casa mia” di Alessandro Blasioli, un’introduzione allo spettacolo

di Simona Colaizzi Nessuno racconta mai cosa c’è dopo il “vissero felici e contenti”, le vicende successive al lieto fine. Figuriamoci descrivere cosa succede dopo una catastrofe, naturale per giunta! Eppure “Questa è casa mia” è uno spettacolo che narra della sventurata storia vissuta da una famiglia aquilana in seguito al terremoto che ha sconvolto l’Abruzzo il 6 Aprile 2009. Lo spettacolo, che non vuole focalizzarsi sulla tragedia del disastro naturale ma ha l’intenzione di raccontare i momenti successivi al sisma e le scelte dello Stato per far fronte all’emergenza attraverso gli occhi innocenti, senza pregiudizio e assolutamente apolitici del giovane Paolo Solfanelli. Una narrazione di ciò che è stato, della (non) gestione e dei suoi effetti a volte peggiori della catastrofe stessa; come l’emarginazione degli ospiti  sfollati negli hotel sulla costa, le tendopoli, il progetto C. A. S. E. che per rispondere velocemente all’esigenza abitativa ha fornito case precarie, il Movimento delle Carriola e le New Town che hanno decretando la morte del centro storico della città abbandonata. Un punto di vista nuovo che avvicina il pubblico alla realtà aquilana, evidente vittima dell’inefficienza della macchina statale prima ancora della Natura, in uno dei Paesi Europei a più alto rischio sismico, in cui non è ancora presente una legge nazionale  per fronteggiare le emergenze che eviti la dispersione di risorse e prevenga le infiltrazioni mafiose. Alessandro Blasioli, attore e cantante abruzzese, ci racconta una storia di amicizia, un po autobiografica, tra Paolo, e il suo inseparabile compagno Marco, travolti dalla potenza della natura e dall’iniquità dell’uomo. Il suo primo spettacolo da monologhista è la naturale evoluzione del corto teatrale...
Le Città Visibili, l’intervista a Giuvazza

Le Città Visibili, l’intervista a Giuvazza

Chitarrista (ha collaborato con Levante, collabora tutt’ora con Eugenio Finardi) e compositore (di recente ha pubblicato l’album “Nudisti al sole”) Giuvazza, al secolo Giovanni Maggiore, aprirà con la sua musica il concerto di Erica Mou previsto questa sera all’Ex Macello di Rimini. Ecco l’intervista di Noruena Tiralongo. Ti andrebbe di spiegare a me, ma anche a chi ci sta leggendo, come sei approdato alla musica? Hai seguito un percorso scolastico-musicale? Mi sono avvicinato alla musica in maniera naturale e spontanea: in casa mia la musica è sempre stata presente, dalla radio alle serate tra amici in famiglia, quando mio papà suonava la sua chitarra, una bellissima eko 100 (che adesso porto in tour). Poi è arrivato il mio primo giro di Do sulla chitarra e da lì a capire che nella mia vita la musica sarebbe stato un bene di lusso imprescindibile, il passo fu brevissimo. Hai collaborato con Levante. Come ci si sente a far scoprire al pubblico la tua personalità di artista “indipendente”? Ci si sente nudi ma è da quello stato di totale imbarazzo che capisci di non poter fare a meno di suonare, scrivere ed esibirti. Quanto tempo hai impiegato per concepire il tuo album di debutto “Nudisti al sole”? Se potessi descriverlo utilizzando solo 3 aggettivi, quali useresti? “Nudisti al sole” ha avuto una genesi molto lunga, di almeno tre anni e se dovessi definirlo con 3 aggettivi direi: colorato, sbarazzino e introspettivo. Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Ne ho diversi e non necessariamente musicali, sicuramente uno di questi sarà scrivere e registrare un nuovo album in pochissimo tempo. Questa è...
Erica Mou: “Abbattere per ricostruire non ha senso, la trasformazione è sempre una strada più affascinante”

Erica Mou: “Abbattere per ricostruire non ha senso, la trasformazione è sempre una strada più affascinante”

Erica Mou ha solo 27 anni e ha già all’attivo oltre 500 concerti in Italia e all’estero (Brasile, Stati Uniti, Gran Bretagna, Belgio, Francia, Germania, Ungheria) e ha pubblicato quattro album in studio. Nel 2011 esce su etichetta Sugar “È”, prodotto dall’islandese Valgeir Sigurdsson, già collaboratore di Bjork. Nel 2012 ha partecipato al Festival di Sanremo nella sezione dedicata ai giovani artisti, con il brano “Nella vasca da bagno del tempo”, classificandosi seconda e vincendo il premio della critica Mia Martini e il Premio Sala Stampa Radio Tv. Nel 2013 pubblica l’album “Contro le onde”, prodotto da Boosta e contenente “Dove cadono i fulmini”, canzone scelta da Rocco Papaleo come colonna sonora del suo film “Una piccola impresa meridionale” per cui Erica ottiene una nomination ai David di Donatello 2014. Nel 2015 esce “Tienimi il posto”, disco che la porta ad aprire i concerti di Paolo Nutini, Patti Smith, Susan Vega e Caparezza e a continuare la sua intensa attività live alternando da sempre piccoli club e teatri con grandi palchi. Negli anni duetta con Raphael Gualazzi, Tricarico, Fiorella Mannoia, Après La Classe, Enrico Ruggeri, Perturbazione; viene scelta per le colonne sonore dei film di Roberta Torre e Paul Haggis e partecipa a produzioni teatrali insieme a, tra gli altri, Lucio Dalla, Renzo Arbore e Teresa De Sio. Il 1 dicembre 2017 è uscito “Bandiera sulla luna”, il suo nuovo disco di inediti. di Noruena Tiralongo Erica Mou sta per Erica Musci. È stato qualcuno ad affibbiarti questo pseudonimo oppure hai fatto tutto da sola? L’ho scelto insieme al mio primo produttore ma, in realtà, cominciavano a chiamarmi già così a scuola, abbreviando...
Luca Dolci: “Mi piace ascoltare le storie degli altri, anche delle persone (socialmente) emarginate e raccontarle”

Luca Dolci: “Mi piace ascoltare le storie degli altri, anche delle persone (socialmente) emarginate e raccontarle”

Ascoltare le canzoni di Luca Dolci è come passeggiare sulle vie della vita, sfiorarle mentre le si percorre e vederle con la forza di immagini melodiose, raccontate dalla sua voce piena e ammaliante. È questo che ho provato, la prima volta che l’ho ascoltato. Le sue canzoni riportano parti di lui, ma anche qualcosa di ognuno di noi, proprio come dovrebbe fare una vera narrazione e proprio come fanno i veri cantautori. di Francesca Delvecchio Luca è uno scrittore, prima che un cantante e un musicista. Dentro di lui le parole ardono e viaggiano nella memoria a lungo, poi si fanno fiume e sulla scrivania si moltiplicano i fogli e i pezzi di carta su cui ha annotato i suoi versi, le rime, le parole che con la musica diventeranno brani di un’autenticità disarmante. Come funziona, gli ho chiesto, prima la musica o prima le parole? «Prima le parole» mi ha detto «la musica è una conseguenza, poi passo al lavoro di lima e cerco la combinazione giusta. Ancora però, per quanto riguarda il suono, non sono totalmente soddisfatto. Lo sto cercando, sto cercando l’armonia e l’unione giuste». Sentire il tocco della sua chitarra, accompagnato dall’armonica e lasciarsi trascinare dal decantare dei suoni creati dalla loop station è come essere ospiti a casa sua. Luca canta e ti dice “se vuoi ascoltami, oppure no, ma ciò che ti dirò non fa solo parte di me, bensì di tutti”. Come va il rapporto con il pubblico, gli chiedo, le persone apprezzano ciò che fai? «Sì, mi sento apprezzato ma, è chiaro, ascoltare qualcuno che è da solo sul palco non...

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